Studio dentistico Mauro Savone

Ultima modifica: 10 mar 2012, 12:41

L'odontoiatria pediatrica: bambini e dentista

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A quale età portare proprio figlio dal dentista

Il prima possibile, anche per farlo abituare: un controllo dentale su un bambino di solito è tanto più rapido quanto più piccolo è il paziente (comportamento permettendo), infatti eventuali carie risaltano subito sui denti da latte, e salvo situazioni particolari il tutto si esaurisce verificando che non c'è "nulla di grave", e prendendo un appuntamento per la visita successiva a distanza di sei mesi o un anno.
A volte è sufficiente recarsi dal proprio dentista di fiducia accompagnati dal bambino; quindi, se si tratta della prima visita, mentre lo si tiene in braccio (se fino ai 3-4 anni), o per mano (dai 5-6 anni in su) dirgli di aprire la bocca e "far vedere i denti al dottore"; ma le "tattiche" per far aprire la bocca al bambino senza forzarlo sono diverse, e dipendono dalla fantasia del medico, che comunque forse non chiederà nessun compenso per una manovra così immediata. Quindi, se probabilmente non costa nulla, è preferibile abituare proprio figlio alla visita sin da piccolo, da quando iniziano a spuntare i primi dentini, per evitare che cresca con la paura del dentista, che in questo caso sarebbe paura dell'ignoto.
Ovviamente l'utilità della visita precoce è anche e soprattutto quella di evitare problemi maggiori durante la crescita, e sto pensando ad eventuali carie da biberon, problemi di conformazione dello smalto, o abitudini viziate come la respirazione orale, o la deglutizione atipica, che è meglio correggere per tempo.

Chi è e cosa fa il dentista per bambini

Non tutti i dentisti sono in grado di curare i pazienti più piccoli, e nella maggioranza dei casi ciò è dovuto a "mancanza di pazienza", che a volte è necessaria in quantità industriali con alcune piccole pesti, anche se alla fine questo tipo di lavoro può regalare grandi soddisfazioni.
Il dentista che si occupa di curare i bambini più piccoli si chiama pedodontista (o dentista pediatrico); non si tratta di una specializzazione vera e propria, in quanto ogni professionista ha la competenza di base per poter trattare i problemi dell'infanzia, ed è richiesta solo una piccola preparazione aggiuntiva; i requisiti fondamentali per essere pedodontista sono proprio la pazienza, il piacere di lavorare con i bambini, ed il "saperci fare" con i pazienti più piccoli, che ovviamente non hanno la stessa capacità di sopportare lunghi o fastidiosi appuntamenti dal dentista.

Curare o no i denti da latte

Quello che spesso ci si sente dire dal vicino di casa, o che purtroppo, anche se più di rado, pensano alcuni dentisti, soprattutto i più anziani, è che curare i denti da latte sia una perdita di tempo, "perché prima o poi cadono", e "perché i bambini non stanno mai buoni". Ma i denti da latte sono utili, ed è meglio mantenerli fino a quando non andranno cambiati, per le seguenti ragioni:

  • la necessità di masticare: nell'infanzia il sistema digerente non è sviluppato come nell'età adulta, e la corretta masticazione è fondamentale come primo passaggio della digestione dei cibi; denti cariati e parzialmente distrutti non masticano in modo efficace quanto denti sani;
  • l'estetica: le carie destruenti degli incisivi da latte, ad esempio causate dal biberon, dall'allattamento prolungato al seno,o dalle diete ricche di dolci, sono problematiche in un periodo in cui oltre alla crescita fisica, si svolge anche la crescita psicologica, e non avere un sorriso bianco come quello degli altri bambini, ma anzi una "finestra nera" tra le labbra, può dare al bambino un'immagine non adeguata di sé quando si confronta con gli altri bambini;
  • la fonazione: i denti da latte, proprio come quelli definitivi, servono alla pronuncia di molte consonanti; se quindi mancano o sono molto danneggiati, la pronuncia delle parole sarà alterata;
  • l'eruzione dei denti permanenti: lo sviluppo dei denti definitivi avviene all'interno dell'osso della mascella e della mandibola, aldisotto dei denti decidui (tranne per i molari, che nascono senza avere denti da latte) e progressivamente, con la formazione delle radici, essi si spostano fino a giungere alla loro posizione finale. I denti da latte forniscono una guida per l'eruzione dei permanenti, mantenendo la "strada aperta", e cioè agendo da "segnaposto" sia nell'arcata che all'interno dell'osso. Se un dente da latte cade o viene tolto troppo presto, ci sono due problemi: il primo è che i denti vicini tendono a spostarsi all'interno dello spazio rimasto vuoto occupandolo in parte, e impediscono al dente permanente che uscirà di trovare posto, il secondo è che il "buco" nell'osso, rimasto dopo la perdita del dente da latte, si richiude formando un tetto sul dente permanente, che quindi potrebbe rimanere bloccato, o erompere molto tardi.

A quale età va messo l'apparecchio per i denti

Nell'infanzia tutto l'organismo è in una fase di grande attività metabolica, e quindi tutti gli organi hanno una grande capacità di adattamento e rimodellamento; per questo motivo, se già in tenera età si vede che il bambino ha i denti storti, quasi sempre è meglio intervenire immediatamente, perché i risultati che si ottengono sono migliori di quelli che si possono avere aspettando qualche anno, e non solo, ma gli stessi risultati si ottengono in maniera più semplice; soprattutto nell'infanzia si ha la capacità di influenzare facilmente la crescita ossea e l'eruzione dei denti permanenti.
Certo, l'apparecchio fisso quasi sempre ha bisogno che siano usciti tutti i denti permanenti per essere montato, ma ci sono molti altri tipi di apparecchi che si possono usare anche quando nella bocca ci sono i denti da latte; il requisito principale è riuscire a convincere il bambino a portare un apparecchio mobile per la maggior parte del giorno, e purtroppo spesso è un compito difficile. In alcuni casi, per fare un esempio estremo, mettendo un semplicissimo apparecchio mobile a tre anni, si riesce con una facilità estrema a risolvere un problema (la terza classe) che invece in età adulta richiederebbe un intervento di chirurgia maxillo-facciale; ma ovviamente è necessario convincere un bambino di tre anni a portare un apparecchio mobile.

A quanti anni si cambiano i denti da latte

Statisticamente, queste sono le età a cui vengono cambiati i denti da latte con quelli permanenti:

  • 6-7 anni: tutti gli incisivi, di solito l'ordine è: incisivi centrali inferiori, incisivi centrali superiori, incisivi laterali inferiori, incisivi laterali superiori; in contemporanea erompono i primi molari permanenti inferiori e superiori, che non hanno denti da latte;
  • 9-11 anni: canini e premolari; nell'arcata inferiore vengono cambiati prima i canini, e poi a seguire cadono i molaretti da latte che lasciano il posto ai premolari permanenti; sopra invece, di solito cadono per primi i molari da latte ed erompono i premolari permanenti, e per ultimi, vengono cambiati i canini;
  • 12 anni: erompono i secondi molari inferiori e superiori, che così come i primi molari, non hanno denti da latte;
  • 18 anni circa: erompono i denti del giudizio, che comunque non sempre sono presenti, e hanno una enorme variabilità nell'epoca di eruzione, a volte si trovano molto inclinati e non riescono neppure a uscire.

Questi valori comunque sono solo indicativi, e capita sia di vedere casi di eruzione precoce, sia casi in cui invece i denti permanenti escono in ritardo rispetto al normale, comunque senza nessun problema.
Alcune volte però un eccessivo ritardo nella fuoriuscita di un dente permanente può indicare dei problemi, soprattutto quando il dente sul lato opposto è già stato cambiato da tempo; se non si tratta di un ritardo casuale, può succedere che si tratti di una ritenzione, cioè il dente permanente si trova bloccato da un ostacolo, e non riesce ad uscire (alcune volte l'ostacolo è proprio il dente da latte, e basta toglierlo), oppure manca del tutto, cioè non si è formato, e quindi un domani andrà rimpazziato, ad esempio, da un impianto. In ogni caso, una lastra è sufficiente per sapere cosa è successo.
Altre volte invece il dente permanente esce, ma quello da latte è ancora presente, e accade di frequente per gli incisivi inferiori, se il dente permanente erompe internamente verso la lingua; in questo caso l'estrazione del dente da latte di solito basta a far tornare spontaneamente il dente permanente nella giusta posizione. Naturalmente un dentista che si occupa di bambini saprà orientarsi in ogni situazione.

La carie ai denti da latte

La carie dei denti da latte avanza in maniera molto più rapida rispetto ai denti permanenti; i denti decidui infatti sono denti con una composizione minerale molto meno "dura" dei permanenti, perché si formano in un tempo minore, e rimangono solo nell'infanzia, quindi, evoluzionisticamente, non hanno la stessa necessità di essere resistenti come i successivi denti permanenti, che invece devono durare per il resto della vita; un'altra caratteristica dei denti da latte, è che una volta cariati si colorano di un nero piuttosto intenso, e quindi sono abbastanza facili da individuare.
Innanzitutto, occorre sfatare il mito della "carenza di calcio": i denti non si cariano mai per carenza di calcio, né quelli da latte né quelli permanenti, il dente si caria solo ed esclusivamente a causa degli acidi prodotti dai batteri; una volta che si è formato, il dente non partecipa allo scambio di minerali con l'organismo, ed anche se dovessero esserci delle carenze di minerali, il calcio non viene certo preso dai denti, ma piuttosto dallo scheletro, ad esempio.
Quindi un bambino con molti dentini cariati, e quasi distrutti, non è un bambino con problemi metabolici, è semplicemente un bambino che non pulisce bene i denti e/o mangia molti dolci, e viene trascurato a lungo; inoltre, se il bambino viene ancora allattato al seno o col biberon quando ha i primi dentini, o usa ciucci zuccherati, si forma sui denti una patina ricca di zuccheri (glucosio dallo zucchero da tavola, o lattosio dal latte) che raccoglie una enorme quantità di batteri, ed è proprio la placca batterica che causa la carie.
Secondo un recente studio giapponese, il fumo di sigaretta passivo aumenta in modo significativo la probabilità per i bambini di sviluppare carie, probabilmente per l'indebolimento del sistema immunitario causato dalla nicotina inalata, quindi attenzione genitori, se fumate.
Una ricerca svedese ha dimostrato che l'asma è associato ad un maggiore numero di carie sui denti da latte nei bambini fino ai 6 anni, e il meccanismo più probabile è che la respirazione orale, più diffusa tra i bambini asmatici, riduca il flusso salivare, e quindi la capacità di difesa e autodetersione della bocca.

Macchie sui denti da latte

E' necessario distinguere le carie vere e proprie dalle semplici macchie e colorazioni che a volte compaiono sui denti decidui; i batteri sono sempre i colpevoli, ma in questo caso, se il dente non è "bucato", bensì solo "colorato", allora quello che si ha di fronte è una normale pigmentazione batterica.
I batteri presenti nella placca usano i residui di cibo come nutriente, e alla fine del metabolismo eliminano gli scarti; alcuni di questi batteri sono definiti "cromogeni" perché gli scarti del loro metabolismo sono colorati; la patina risultante, che tipicamente inizia a formarsi vicino al colletto della gengiva, e da lì continua ad allargarsi a macchia d'olio, può essere di vari colori (nero, marrone, rosso o verde), e dipende sia dal tipo di cibo, sia dai batteri che producono gli scarti; la patina può essere più o meno dura, e se non va via con lo spazzolino, si riesce a rimuovere senza particolari problemi con una normale pulizia dei denti.
Ovviamente, per non farla formare di nuovo, è necessario lavare bene tutta la superficie dei denti, compresa la zona del colletto gengivale.

La fluoroprofilassi rinforza lo smalto

Il fluoro, quando si integra nella idrossiapatite di cui sono composti i cristalli dello smalto, la trasforma in fluoroapatite, che risulta più resistente agli acidi con cui la placca causa la carie. Il fluoro si può somministrare per via sistemica (tutto il corpo viene coinvolto, ad esempio con gocce e compresse) o per via topica (direttamente sulla zona interessata, con applicazioni locali di gel).
La fluoroprofilassi è sempre consigliata (anche dalle più recenti linee guida ministeriali) e si può teoricamente eseguire a qualunque età, anche se ovviamente nell'infanzia ottiene i benefici maggiori, siccome si interviene sui denti appena erotti.
Esiste anche una tossicità da fluoro, con manifestazioni acute e croniche, sistemiche e locali, che nei casi più eclatanti di sovradosaggio possono addirittura risultare letali; tuttavia a dosi contenute, ma soprattutto per le applicazioni topiche eseguite dal dentista nelle quali il fuoro rimane solo a contatto con i denti e non coinvolge il resto dell'organismo, non si manifestano conseguenze.

Traumi sui denti da latte

I bambini sono vispi, giocano, corrono, scherzano, urlano... e infine cadono di faccia, o vengono simpaticamente presi a pugni dagli amichetti. Tutto questo è assolutamente normale, e fa parte del bagaglio delle esperienze che costruiamo crescendo ("cadere fa male", "è meglio non farsi prendere a pugni"); altrettanto naturale, al giorno d'oggi almeno, è che i genitori siano terrorizzati se il piccolo monarca di casa si infortuna.
Quasi mai c'è motivo di reale preoccupazione se il bambino cade sui denti da latte, trattandosi perlopiù di un evento spiacevole sì, ma che difficilmente porta conseguenze catastrofiche. Questi i possibili esiti:

  • Frattura del dente, più o meno estesa: si spezza un frammento di dente, che il bambino perde o ingoia (raramente viene ritrovato); di solito si può ricostruire, ovviamente solo per motivi estetici, ma solo se il bambino è abbastanza tranquillo per permettere l'esecuzione del lavoro (impossibile altrimenti); se la frattura ha esposto il nervo interno al dente, è raccomandabile devitalizzarlo, comunque con una procedura più semplice di quella usata negli adulti; se invece questo non succede, ed il bambino non lamenta dolore, di solito non c'è nulla da temere, anche se un controllo dal dentista è sempre suggerito.
  • Lussazione con mobilità (il dente dondola): il movimento è dovuto ad una "parziale estrazione" del dente, che si è "scollato" dal suo alloggiamento osseo, ma che si fisserà nuovamente nel giro di qualche giorno, purché non venga ulteriormente traumatizzato nel frattempo.
  • Avulsione completa del dente (estrazione): può capitare che il trauma sia così forte, che il dente fuoriesce completamente dall'alveolo osseo, ed in quel caso si riconosce subito perché oltre alla "paletta" dell'incisivo normalmente visibile fuori dalla gengiva, rimane anche l'intera radice del dente, una specie di tubercolo conico; in questo caso non c'è niente da fare, il dente si può conservare a tutto beneficio del topino, ma è sconsigliato reinserirlo perché potrebbe generare anchilosi, e ostruire la strada al dente permanente che uscirà un domani; la conseguenza della perdita precoce di un incisivo da latte è quella di rischiare un ritardo, anche importante, nell'età di eruzione del permanente, che potrebbe in teoria anche uscire un po' storto, non avendo il riferimento del dente soprastante che "indica la strada". Non è indispensabile applicare un mantenitore di spazio purché si mantenga sotto controllo l'evoluzione del caso.

A tutti i tipi precedenti di trauma solitamente si associano anche tagli sulle labbra, che ne causano il rigonfiamento, ma che si risolvono in qualche giorno; oppure ecchimosi e petecchie, anch'esse con risolzione spontanea. In base al rischio di contaminazione della ferita, può essere preferibile somministrare antibiotico al bambino, ma questo va assolutamente deciso dal medico che lo visita.
Il tipo in assoluto più controproducente di trauma dentale, che però è anche quello più raro, siccome francamente difficile a verificarsi, è che ci sia una intrusione traumatica di un incisivo da latte: se l'urto preso dal dente è in direzione assiale, e il dente viene spinto violentemente all'interno dell'osso rientrando nel suo alveolo, la punta della sua radice può lacerare la gemma del dente permanente sottostante, che è ancora in formazione, e causare la crescita di un dente malformato, o impedirne del tutto l'uscita.

I bambini con la paura del dentista

Normalmente i bambini sono curiosi, quindi alla prima visita dal dentista, se vengono trattati con simpatia, si trovano a loro agio, ed è possibile fare tutte le cure necessarie; ci sono però sempre le eccezioni, ad esempio ci sono quei bambini che sono già stati traumatizzati da visite mediche precedenti, e quindi hanno il terrore di qualunque "dottore", oppure quei bambini che sono influenzati dai genitori, anche non intenzionalmente, e quindi arrivano dal dentista già spaventati, aspettandosi chissà quale tortura.
Se un bambino arriva spaventato, è una pessima idea costringerlo a farsi curare con la forza, l'unico effetto sarebbe di rinforzare ancora di più le sue paure; bisogna avere tanta pazienza, ed un approccio molto progressivo, ad esempio all'inizio il bambino può guardare la mamma o il papà che si fanno visitare, magari mentre è in braccio all'altro genitore; ma ogni pedodontista ha il suo modo di saper prendere i bambini, l'importante è che alla fine funzioni. Basta tenere presente che in questi casi il successo non è garantito, perché anche se ogni dentista deve saper esser un po' psicologo, quando le difficoltà "extracurricolari" aumentano, si rende necessario un intervento specialistico, o, nei casi davvero estremi, l'ospedalizzazione in strutture in grado di eseguire gli interventi in sedazione/anestesia totale.

I bambini che fanno i capricci

Un bambino che fa il diavolo a quattro nella maggior parte dei casi non ha paura, ma vuole solo far dispetto ai genitori ed al dentista; un bambino davvero impaurito si chiude in un atteggiamento diffidente e quasi apatico, o al più piange profusamente.
Quello che noto di frequente è che i bambini fanno tanto di più i capricci quanto più vengono assecondati dai genitori, con promesse di giostre, giochi, dolci, giri sulla moto del papà, o regali via via più costosi, "basta che stai buono un altro minutino, tanto il dottore finisce subito"; purtroppo non finisco subito, ma servono almeno altri 5 minuti, e se in quei 5 minuti il bambino non sta fermo ed a bocca aperta, si rischia di perdere mezz'ora, senza comunque aver concluso nulla. La presenza di genitori troppo accomodanti è spesso deleteria per la collaborazione del bambino, come conferma la mia esperienza, perché i genitori vengono sfruttati come "complici" per assumere un comportamento indisciplinato; a volte sarebbe il caso far entrare i bambini da soli, almeno per provare.
Un'ultima cosa: finitela di preparare i bambini alla visita dicendo che dal dentista non si sente niente! Non è vero, state mentendo ai vostri figli, e questo è male. Anche se, in base a ciò che si deve fare, può darsi che non sentiranno comunque dolore, ad un bambino basta dover stare a bocca spalancata, con un tubo che aspira la saliva, e almeno un paio di altri strumenti ingombranti tra denti e lingua, nonché con un personaggio sconosciuto biancovestito sopra di lui, perché sia infastidito/preoccupato/innervosito, per cui ditelo sin da subito, che dovranno sopportare un po' di fastidio, e che andare dal dentista non è una passeggiata al parco, anzi, a seconda della situazione sarebbe opportuno dire sin da subito che sentiranno un po' di dolore, ma che se non vanno dal dottore adesso staranno malissimo nei giorni a venire: un bambino, anche se piccolo, non per questo è anche stupido, e se una volta sulla poltrona inizierà a soffrire, quando invece gli era stato prospettato tutto il contrario, non mancherà di farla scontare sia all'innocente dentista che dovrà averci a che fare, sia ai genitori bugiardi (che a questo punto inizieranno a promettergli il doppio dei giocattoli e delle caramelle, senza ottenere il minimo risultato).

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