<![CDATA[Blog dentistico del dr. Mauro Savone]]> http://www.medico-odontoiatra.it/blog Sat, 19 May 2012 23:02:54 +0200 PHP <![CDATA[Gli italiani vogliono bene al proprio dentista (?)]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b96-gli-italiani-vogliono-bene-al-proprio-dentista La notizia è troppo sfiziosa per non riportarla: leggo su due diverse newsletter di un sondaggio i cui risultati sono stati presentati a Cernobbio in un simposio di categoria.

In breve i risultati:

  • il 93% degli intervistati si fida della figura del dentista, alla pari di quanto accade col medico di famiglia (consenso maggiore di quanto accade per avvocati, notai e magistrati, e molto superiore a giornalisti e manager);
  • 9 su 10 si fidano più del dentista che lavora nel suo studio privato, che non delle grandi strutture o del turismo odontoiatrico;
  • più del 50% di coloro che si sono fatti curare all'estero non ripeterebbero l'esperienza;
  • il 15% degli intervistati sta considerando di farsi curare oltreconfine;
  • solo l'11% si affiderebbe alle agenzie di viaggio all inclusive per organizzare la "vacanza dal dentista" (ma non si capisce l'11% di cosa, se del totale, o l'11% del 15% di cui sopra);
  • l'81% invece non ha intenzione di uscire dall'Italia.

A me sembra un quadro ottimistico, nondimeno sono numeri usciti fuori da una statistica, e li riporto.

Con quale agenzia avete prenotato il ponte su impianti?

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Wed, 16 May 2012 09:05:00 +0200
<![CDATA[Il mercato del lavoro è attivo anche per i dentisti svogliati]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b95-il-mercato-del-lavoro-e-attivo-anche-per-i-dentisti-svogliati Un collega oggi pubblica, in un forum di dentisti, il testo di un annuncio scovato online, dove sconsolatamente si trova testimonianza di una realtà amara nel panorama professionale.

Ma basta con i giri di parole, con un breve lavoro investigativo ho trovato l'inserzione di cui sopra, e ne pubblico una schermata (opportunamente censurata perché l'autore, eventualmente trovandola su questi lidi, non abbia a risentirsene e invii al sottoscritto una letterina del suo avvocato):

annunci assunzione dentista

Forse anche un non addetto ai lavori è in grado di farsi un'idea del significato di questa inserzione, ma questo è come, molto soggettivamente, la interpreto io:

Cerchiamo un medico che lavori in qualità, e col compenso, di un impiegato a ore, che non si faccia scrupoli se preferiamo mettere una capsula a chi ha bisogno di una semplice otturazione, siccome ci rende di più, e che in generale esegua ciò che gli viene chiesto di fare senza porre obiezioni, anche se collide con i più basilari principi dell'odontoiatria; siccome i "ragazzini" freschi di laurea sono ancora infarciti con controproducenti valori etici e morali instillati dall'università da cui sono appena usciti, preferiamo che il candidato sia già cresciuto e quindi corrotto dalla sferzante abiezione della società attuale, in modo da continuare trionfalmente a dare motivo all'opinione pubblica di detestare l'intera classe dei denisti, inclusi quelli che invece lavorano ancora con scienza e coscienza (poveri fessi) e che fatturano le prestazioni (poveri pazzi).

Fermo restando che forse sull'ultimo punto un po' di ragione ce l'hanno, e lo dico da povero pazzo... il resto si commenta da solo.

Ma siccome io sono disfattista, non datemi retta.

Voi come lo interpretate?

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Thu, 10 May 2012 11:31:12 +0200
<![CDATA[Arriva lo spazzolino Bluetooth dagli USA (quando non sanno più che inventarsi)]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b94-arriva-lo-spazzolino-bluetooth-dagli-usa-quando-non-sanno-piu-che-inventarsi Leggendo la versione cartacea di Dental Tribune che mi arriva periodicamente (una volta ho pure scritto in redazione di non mandarmela più, in favore di una newsletter via email che non sprecava carta, ma mi hanno risposto che esiste già un sito con gli articoli... sì, tutti consultabili solo tramite Flash e senza che vengano inviate mail riassuntive dei numeri in uscita... secondo loro ho voglia di
aprire il sito ogni settimana per controllare?)-- dov'ero rimasto...
insomma leggevo sulla rivista che Beam Technologies, negli USA, una "nuova azienda di prodotti digitali per la salute orale" (e già qui suona strano) ha prodotto uno spazzolino Bluetooth che comunica con una App su smartphone Android o Apple iPhone per verificare l'abitudine allo spazzolamento.

Cosa ci avete capito?

Io in mezzo a tutte queste parole leggo solo "marketing per allocchi".

Ma continuiamo.

Questo spazzolino ha testine intercambiabili, così ogni familiare può montare la sua (e nessuno potrà lavarsi in contemporanea agli altri a meno di acquistare altri esemplari di spazzolino wireless), e segnalerà automaticamente, attraverso lo smartphone, se una testina va cambiata; lo smartphone potrà pure occuparsi di ordinarne una nuova via internet quando giunge l'ora.

La connessione bluetooth serve pure alle seguenti cose:

  • attivare un timer per accertarsi che lo spazzolatore non smetta di lavarsi dopo appena una manciata di secondi
  • suonare qualche MP3 mentre lo spazzolatore spazzola, così per ingannare il tempo e coinvolgerlo più a lungo nello spazzolamento
  • stilare una classifica dei familiari più bravi e virtuosi e che percorrono il maggior numero di chilometri (o dovremmo dire, miglia) con la testina dello spazzolino mentre puliscono (ma ci sarà un club millemiglia anche per chi si toglie i pezzi di spinacio tra i denti?)

Il tutto a 50$ per lo spazzolino, e 3$ per le testine (ammontare che si tradurrà direttamente in euro se mai dovesse arrivare qui, senza ulteriori conversioni di valuta), che si possono pagare con Mastercard, ma avere uno spazzolino che fa il filo al tuo smartphone, quello non ha prezzo.

Difficile essere più tecnofili di me, però se io avessi un figlio che non si lava i denti a meno che lo spazzolino non gli suoni la canzone dei puffi sul cellulare, allora credo che piuttosto sarei io a suonare lui, fino a quando non impara a usare lo spazzolino a setole medie da 50cent del discount.

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Mon, 16 Apr 2012 11:50:12 +0200
<![CDATA[Le facce di bronzo della Regione Lazio]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b93-le-facce-di-bronzo-della-regione-lazio Nel 2007 tutti gli studi medici, dentisti compresi, furono obbligati a richiedere una "autorizzazione" alla Regione Lazio per l'esercizio della professione.

Incostituzionale, siccome in quanto laureato e con titolo di abilitazione fornito dall'esame di Stato, ogni medico ha di per sé diritto di esercitare la propria professione.

Ma tant'è, dovemmo tutti spedire alla Regione Lazio (ed in copia a non ricordo quali altri enti regionali/locali) un malloppone di carta, con raccomandata A/R (vi lascio immaginare le spese), contenente un mare di documentazione:

  • planimetria generale dello studio (già a disposizione delle istituzioni)
  • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà
  • documentazione attestante l'effettivo possesso dell'immobile (anche questa già in possesso delle istituzioni)
  • relazione dettagliata delle prestazioni erogate (hmm, fammi pensare, otturazioni, devitalizzazioni, pulizie dei denti, eccetera... quelle cose che fanno di solito i dentisti, hai presente regione Lazio?)
  • relazione tecnica di conformità degli impianti (è già obbligatorio far ispezionare gli impianti ogni 2 anni)
  • elenco degli arredi e delle attrezzature (ma ci devo scrivere anche che ho tre mensole bianche e una nera, oppure quelle non serve specificarle?)
  • documenti comprovanti l'accatastamento dei locali (di nuovo, ma non sono cose che la regione conosce già?)
  • il regolamento interno (qui, poi, viene lasciato libero spazio alla fantasia, io ci ho scritto che il mio "regolamento interno" prevede di salutare quando si entra e quando si esce, e di pagare fino all'ultimo centesimo le prestazioni effettuate)
  • attestazione di adempimento agli obblighi di tutela dei dati personali (per la quale era già richiesto il DPS rinnovato annualmente)

Ebbene, quanti dentisti secondo voi sono stati in grado di adempiere autonomamente a quest'obbligo?

Oltre a me, forse 4 o 5.

Tutti gli altri hanno preferito appoggiarsi a sanguisughe società di consulenza esterne spuntate come funghi per l'occasione, spendendo cifre aleatorie tra i 200€ e qualche migliaio di euro.

Quale fu il risultato di tutto questo pasticcio?

IL NULLA.

La regione, che doveva pronunciarsi positivamente o negativamente nel solito termine di 90gg, non inviò MAI alcuna risposta a nessuno studio. Si raccontano storie horror di magazzini abbandonati stracolmi di carta dove confluivano tutte le raccomandate mai aperte. L'ultima che ho letto, è che questi magazzini si trovino in quel di Pomezia.

Ad un paio di anni dal silenzio della regione, alcuni studi, me compreso, inviarono una raccomandata A/R alla stessa regione, con fotocopia della ricevuta di invio della raccomandata del 2007, comunicando di autoritenersi autorizzati in quanto avevano adempiuto alla richiesta per tempo, anche se non avevano mai ricevuto alcuna risposta.

 Oggi, a cinque anni da quella prima scadenza, in una ventata di follia pura (Franz Kafka in confronto era un pivellino) la regione dice:

avete presente quando avete sprecato tempo a soldi a inviarci tutta la documentazione cartacea a suo tempo?
era uno scherzo!
adesso dovete inviarci di nuovo tutta la documentazione, ma prima dovete scannerizzarla e convertirla in PDF, e caricarla su una piattaforma software per realizzare la quale abbiamo profumatamente pagato con i soldi delle vostre tasse una società esterna.
cosa dite?
quei fogli dovremmo già averceli?
sì, ma li abbiamo persi, tu rimandaceli lo stesso, che ti importa.
vabè adesso ciao eh.

Già, perché con un decreto regionale del primo marzo scorso, titolato "Modalità e termini per la presentazione alla Regione Lazio della domanda di conferma dell’autorizzazione all’esercizio" il commissario ad acta della regione, nella persona della presidente della regione lazio, chiede a tutti i medici di rimandare daccapo la documentazione.

Ma il commissario ad acta agisce solo come referente dell'operato di "dottori" dirigenti della regione lazio, stipendiati circa duecentomila euro all'anno, e che "interpretano liberamente" i requisiti di esercizio dell'arte sanitaria, opprimendo e vessando noi medici.

Nei dati da inviare, ci sono anche gli estremi dell'atto autorizzativo già ottenuto a suo tempo.
Ma quale? La regione non ha mai risposto a nessuna richiesta autorizzativa! Nessuno delle decine di migliaia di studi coinvolti ha mai ricevuto una "autorizzazione ufficiale".

Dulcis in fundo, nel manuale operativo della piattaforma informatica, è fatta menzione di una funzione di "pre-registrazione" accessibile cliccando su un certo link, e necessaria per ottenere l'accesso al sistema.

Questo link in realtà non esiste sul sito.

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Fri, 13 Apr 2012 23:22:27 +0200
<![CDATA[La visita dal dentista si paga. E non è un preventivo.]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b92-la-visita-dal-dentista-si-paga-e-non-e-un-preventivo Oggi parlo di visita di controllo. Ne ho già discusso nella pagina costi, però con un tono più analitico e meno approfondito; in questo spazio posso permettermi di parlarne invece con tono più colloquiale.

La decisione di scriverne nasce da una querelle ospitata sui commenti Facebook proprio nella pagina costi, dove il sig. Claudio mi dice, papale papale, che..

la visita preliminare serve per fare un preventivo, in genere abbastanza costoso, e non dovrebbe essere pagata

e subito dopo procede con poca galanteria a chiedermi quanto guadagno in un anno (?).

Immaginavo che il paragrafo nella pagina in questione fosse sufficientemente chiaro... tuttavia sembra di no.

Ed eccomi a scrivere un appunto verso il quale rimandare tutte quelle persone che in futuro dovessero contestarmi che "la visita dovresti farla gratis".

  1. La visita fatta dal dentista non è una "visita preliminare", ma è una visita specialistica.
  2. La visita fatta dal dentista non è un "preventivo": il preventivo si redige alla fine della visita, è una fase separata dalla prestazione specialistica, e, purtroppo per i pazienti, non è redigibile in assenza di visita (dopotutto, se non venite esaminati, come fa a sapere un dentista di quale cure avete bisogno?)
  3. Una visita specialistica, per ragioni squisitamente tecniche, richiede tempo, e il tempo per un professionista è sempre un costo.
  4. Se è vero che alcuni (molti?) colleghi scelgono di visitare gratuitamente, la norma è che la visita debba essere pagata, ed è interesse primario del paziente documentarsi prima di prendere appuntamento.

Discutiamone.

Punto primo

Si tratta di terminologia, che la si chiami "preliminare" o "specialistica" la visita è sempre quella; se però l'aggettivo preliminare serve a svalutarla per poi dire che non dovrebbe essere pagata, allora non ci siamo. Riprendo ciò che ho già scritto altrove su questo sito: la visita del cardiologo si paga, la visita dell'otorino si paga, la visita del ginecologo si paga, la visita dell'oculista si paga.

Notizia sconvolgente, anche la visita del dentista si paga.

Siccome vi avevo detto che in questa sede sarei stato più "colloquiale", ci tengo (per la prima volta in pubblico) a riportare un aneddoto che finora ho sempre riservato alle chiacchierate tra colleghi. Ma è una cosa realmente accaduta, quindi perché tenerla nascosta?

Una mia paziente "affezionata anche se incostante" consiglia ad una sua amica, attanagliata dal mal di denti, di chiamarmi; la signora fissa telefonicamente un appuntamento in cui le anticipo che oltre a valutare le condizioni del "molare bucato" avrei anche provveduto, se non alla cura definitiva, ad un trattamento di urgenza per far scomparire, o almeno alleviare, il dolore; legittimamente (e ci mancherebbe, lo dico sempre anch'io che bisogna informarsi prima!) a fine telefonata mi chiede "ok dottore, ma quanto costa?", ed io (non sono sicuro di ricordare bene siccome son trascorsi alcuni anni) le risposi "60 euro". Ragionevole, per una visita con trattamento di urgenza.

Mi telefona il giorno prima dell'appuntamento, e disdice per generici impegni (ma immaginavo già quale fosse la vera causa); rivedendo più in là la mia paziente sua amica, vengo a sapere che con lei si era confidata diversamente:

m'ha chiesto sessanta euro solo pe' famme aprì la bocca!

La mia istintiva risposta è stata:

Siccome sono curioso, mi fai sapere quanto le chiede il suo ginecologo per farle aprire le gambe?

Indelicato? Forse.
Inappropriato? Neanche un pochino.

Da allora, ogni volta che mi chiamano per prenotare una visita di controllo, specifico sempre, anche quando non richiesto, che dovranno pagare la cifra x; molti chiamano il giorno prima per disdire a causa di , promettono di richiamare a breve per fissare un altro appuntamento, ma non li risento più.
Chissà perché mai richiamare il giorno prima, costa tanto dare un preavviso maggiore, o dirmelo immediatamente durante la prima telefonata, che non vogliono pagare la visita e quindi preferiscono non prendere proprio appuntamento? Risparmierebbero anche sulla seconda telefonata.

Punto secondo

Capisco tutte quelle persone che storcono il naso all'idea di dover pagare il dentista "solo per avere un preventivo". Dico davvero, mi metto sempre nei panni di chi ho di fronte, e quindi ci vuol poco a comprendere il fastidio di sborsare del denaro senza avere "niente di concreto" in cambio.

Dopotutto siamo abituati ad andare dal meccanico, che ci fa un preventivo per il cambio dell'olio, o a chiamare l'imbianchino dicendogli quanti metri quadri di parete dobbiamo tinteggiare, per avere un calcolo dei costi, o a passare dal parrucchiere per chiedere quanto costa una messa in piega.

E tutti questi signori mica dobbiamo pagarli, per sapere "quanto costa".

Purtroppo col dentista è un po' diverso. Certo, se sapeste già che ciò di cui avete bisogno sono la pulizia, 2 piccole otturazioni, una ricostruzione con perno in fibra, un ponte di 5 denti, e l'apparecchio per vostro figlio, neppure ci sarebbe bisogno di interpellarmi, perché così come leggete queste righe, potreste dirigervi sulla pagina del tariffario, e fare delle banali moltiplicazioni e somme (ed è tutto gratis!).

Però nella totalità dei casi non avete la più pallida idea del motivo per cui vi fanno male i denti, oppure credete che sia sufficiente una otturazione e uscite dallo studio con la triste notizia di essere soggetti gravemente parodontopatici e di aver bisogno di una immediata terapia causale pena il rischio di perdere tutti i denti nel giro di qualche anno.

Tradotto in parole povere: un dentista deve svolgere del lavoro (la visita specialistica, dalla quale si ottiene il Santo Graal, cioè la diagnosi) anche per stilare un preventivo, e quel lavoro viene pagato (perché se non lo fosse, significherebbe che il dentista sta lavorando gratuitamente, ed a nessuno piace lavorare gratis).

Punto terzo

Il tempo è denaro? Proprio così.

Mi rifaccio ai famosi commenti facebook: un collega affermava che uno studio dentistico ha un costo orario di gestione fisso, anche se il medico rimane seduto a braccia conserte, e che questo costo orario si aggira tra i 60 ed i 150 euro; gli veniva risposto che questa era solo una scusa, perché comunque quel costo orario era già pagato, diluito sulle prestazioni effettuate agli altri pazienti, ed una visita gratuita non inciderebbe su questo discorso.

Apriamo una parentesi: il mio costo orario di gestione non si avvicina neppure a quelle cifre, altrimenti avrei cambiato lavoro. Ma il discorso regge per quegli studi che hanno molti costi indipendenti dal fatto che stiano lavorando o meno: affitto, commercialista, dipendenti, eccetera; in base alle singole situazioni, tenendo conto anche delle conseguenti beghe (e spese) burocratiche, queste voci possono pesare davvero molto.

Facciamo finta per un attimo (solo un attimo) che la consulenza specialistica ed il tempo del dentista non abbiano di per sé un valore meritevole di venire ricompensato (anche se acquisiti dopo anni di studi e sacrifici, per metterli in pratica solo dopo essersi sobbarcato il rischio di iniziare l'attività), ma stiamo facendo un discorso per assurdo, quindi andiamo avanti.

Anche se è vero che i "costi nudi" di una visita specialistica sono bassi (comunque ci sono: guanti mascherina bicchierino tovagliolino elettricità acqua strumenti imbustati da reimbustare e sterilizzare pulizia disinfettante... provate a dire all'avvocato che lo volete pagare in base a quanto spende per carta e penna necessarie a scrivere la letterina), quel tempo, che si dedica alla persona seduta che stiamo visitando, qualora la visita non dovessimo farcela pagare, potremmo ben più redditiziamente dedicarlo ad un'altra persona che invece deve fare una devitalizzazione, e quindi paga il nostro lavoro. O semplicemente potremmo trascorrerlo leggendo il giornale, chiamando un vecchio amico al telefono, o in generale facendoci gli affari nostri.
A maggior ragione se i costi orari fissi sono sostanziosi.

Il tempo libero per un libero professionista (triste ironia della nomenclatura...) è un bene prezioso.

Ma il giusto sta nel mezzo.
Sono convinto che i colleghi che fatturano 2-300€ per una prima visita stiano calcando la mano (anche se sono il fior fiore dei professori nel fior fiore delle università, peggio ancora se non lo sono, imperdonabile infine se neanche fatturano), così come penso che chi dedica 5 minuti per "guadare" un paziente (e non "visitare", a questo punto) possa benvolentieri far dono del suo tempo.

Punto quarto

Giunti sin qui mi si chiederà:

...e allora perché ci sono dentisti che la visita non se la fanno pagare?

Non lo so, chiedetelo a loro!

Il libero professionista è liberissimo di regalare il proprio tempo per le motivazioni che più ritiene giuste. Promozione, simpatia, il mese della pubblicità prevenzione, reale e onesta convinzione che i controlli periodici siano così importanti che sia giusto farne dono per promuovere una sana cultura della salute orale, eccetera, eccetera.

Io stesso non faccio pagare nulla quando un mio paziente mi dimostra buona volontà, tornando ai controlli periodici, una volta che ha terminato il ciclo di terapia (ma la prima visita a suo tempo l'ha pagata).
A mia totale discrezione poi, posso anche decidere di non far pagare la prima visita a quelle persone che sono parenti o amici di un mio affezionato paziente.
Inoltre, se un nuovo paziente prende appuntamento per una pulizia dei denti, la visita si considera inclusa nella prestazione e non è un costo aggiuntivo (o almeno per ora è così).

Ciò su cui non si può transigere però, è che il sig. Mario Rossi prenda appuntamento "per fare il preventivo", e una volta finito se ne vada presupponendo che "tanto la visita preliminare non si paga", rimanendoci male se il medico, vedendolo che fa per varcare la porta senza neppure chiedere "quant'è dottore?", lo ferma dicendoli "sono 70 euro grazie" (letto su questo forum).

 

Stretta la soglia, larga la via, dite la vostra ché ho detto la mia.

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Fri, 06 Apr 2012 13:48:48 +0200
<![CDATA[Striscia la Notizia e le visite in incognito dai dentisti]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b91-striscia-la-notizia-e-le-visite-in-incognito-dai-dentisti Solo adesso mi sono accorto che la sera della festa della donna, cioè due giorni fa, su Striscia la Notizia veniva presentato un servizio di Max Laudadio riguardante noi dentisti, quindi son corso sul loro sito per guardare la registrazione (su questa pagina, almeno fino a quando rimarrà attiva).

Un complice, microcamera al seguito, veniva inviato da 4 dentisti diversi per fare una prima visita; ogni dentista stilava un preventivo diverso, quasi tutti trovavano le stesse tre carie, qualcun altro ne scopriva altre in più, l'ultimo invece riteneva sufficiente solo la pulizia dei denti.
Ogni visita durava un quarto d'ora circa, e forse i colleghi l'hanno fatta gratuitamente.

Dopo ogni minifilmatospia, Laudadio commentava, risate preregistrate sullo sfondo, come il dentista di turno avesse aggiunto o tolto una carie, aggiunto o tolto la pulizia, e modificato il costo finale delle cure.

Finalmente (tirate un sospiro di sollievo per favore) il complice in questione, che per avere tutte quelle carie si vede che la visita periodica di controllo non è abituato a farla, viene fatto visitare in una struttura dove esercita il prof. Gherlone (uno dei nomi "in vista" dell'odontoiatria italiana).
Le riprese del servizio non sono più con la microcamera, ma con telecamera HD, fatte direttamente da dietro le spalle del professore, e -secondo Laudadio- "la visita di controllo fatta bene dura più di due ore" (a questo punto, concedetemelo, maddeché?! nemmeno Il Signore degli Anelli è così lungo), ovvero il doppio di quanto impiego io per illustrare i casi più complessi.
Poi però si scopre che in questo lasso di tempo è stata fatta la pulizia dei denti (1 ora, se ben fatta), la panoramica più altre lastrine (mezz'ora circa, il paziente sarà uscito radioattivo), e l'esame al microscopio (per far scena, siccome il microscopio -per chi se lo può permettere- è utile durante gli interventi ricostruttivi o le devitalizzazioni, non certo per la normale visita).
A tirare le somme, vien fuori che la visita vera e propria è durata non più di mezz'ora, probabilmente meno.

Il prof. Gherlone rilascia un'intervista, dove confessa alle telecamera che "si trattava di un caso abbastanza complesso" (ma come, per qualche carie? e se avesse avuto anche due denti mancanti, un canino ruotato, e qualche faccetta di usura, cosa sarebbe successo? ci avrebbe girato sopra una puntata di X-Files?)
Il dubbio però, prof. Gherlone, ci rimane, quali erano le carie giuste? Qual è il dentista che ci si è avvicinato di più? Ok il prezzo è giusto?

Infine viene interpellato (leggi: assalito a sorpresa) il presidente dell'Ordine dei Medici di Milano, che, giustamente, preso di contropiede, non aveva la più pallida idea di cosa rispondere, ed ha parlato senza in realtà dire nulla.

Quale impressione può aver lasciato un servizio del genere nella mente dei telespettatori?
Che il prof. Gherlone è bravo e bello, mentre tutti i dentisti con uno studio privato sono dei poveracci fuori dalla grazia di dio.

 

Triste servizio a parte (o meglio, messaggio pubblicitario per il prof. Gherlone a parte), diciamo come stanno veramente le cose, prescindendo da ciò che pensa un giornalista dei dentisti (altrimenti poi io da dentista dovrei dire cosa penso dei giornalisti).

La medicina non è una scienza esatta, altrimenti basterebbe saper fare di conto, e tutti potrebbero improvvisarsi medici.
Un dente può essere ritenuto da otturare da un dentista, da "tenere sotto controllo" per un altro, e infine totalmente trascurabile per un altro ancora. E tutti e tre potrebbero aver ragione, a patto che le condizioni del dente lo permettano, e se le considerazioni fatte per giungere a quelle conclusioni sono valide.

Poi ci sono le sviste; già... edizione straordinaria, anche il dentista è un essere umano!
Non provo neppure a contare tutte le carie che, durante la mia carriera, mi sono sfuggite durante le prime visite.
L'importante è che quelle carie le abbia trovate tutte negli appuntamenti successivi, magari mentre stavo facendo la pulizia dei denti, o quando, curando un'altra carie, ne notavo una vicina che prima era nascosta; alla fine degli appuntamenti, tutto ciò che richiedeva attenzione è stato comunque trattato.

Non dimentichiamoci infine che ognuno dovrebbe farsi visitare ogni sei mesi dal proprio dentista (il quale, almeno per il sempice controllo periodico, potrebbe non farsi pagare dai vecchi pazienti), e fare una pulizia dei denti almeno ogni anno, per cui ogni carie viene intercettata quanto prima.

Non comincio neppure a parlare dei preventivi più o meno cari, come se non mi fossi dilungato abbastanza nella pagina "costi".

Quell'intero servizio è stato impostato come se non si stesse parlando di medicina, ma di metalmeccanica.

Dobbiamo cambiare il carburatore alla nostra utilitaria, sappiamo già che il pezzo di ricambio originale costa 100€, vediamo quanto ci chiedono le varie officine per lo stesso lavoro.
Il centro di assistenza ufficiale non solo ci ha cambiato il carburatore, ma ha anche aspirato la polvere dai tappetini e lavato i vetri, che bravi!

Peccato Max, ma piuttosto raccontaci, quand'è l'ultima volta che sei andato a fare una pulizia dei denti? E quanto te la fa pagare il tuo dentista? Il filo interdentale lo passi tutte le sere?

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Sat, 10 Mar 2012 18:46:24 +0100
<![CDATA[I denti da latte rendono poco]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b90-i-denti-da-latte-rendono-poco A volte mi chiedo se sia opportuno fare in pubblico considerazioni sul mio lavoro che sarebbe normale invece tenere tra colleghi. Tuttavia poi mi dico che non c'è niente di brutto nell'analizzare apertamente anche gli aspetti più prosaici del proprio lavoro.

E così racconto in questa sede di un ragionamento che stavo facendo tra me e me stamattina. E cioè, come si capisce dal titolo, che la pedodonzia è in assoluto la branca dell'odontoiatria che rende di meno al medico.

Con ciò, confermo che a me piace lavorare con i bambini, ed anzi sono un pedodontista convinto, giusto per non allertare quelle mamme di miei pazienti che ogni tanto leggono questo blog.

Stamattina visitavo un bambino, mio paziente "storico" (5 anni non sono moltissimi, ma rappresentano sempre più di metà della vita di un bambino di 8), e che ultimamente ha avuto qualche noia da un dentino da latte in particolare.
Ebbene, è stato in occasione di questa visita che mi son detto che, con tutta la simpatia che ho per la pedodonzia, se questa cominciasse ad avere un peso in percentuale importante rispetto al totale del lavoro che svolgo, finirei o per abbandonarla, o per rivedere sostanzialmente verso l'alto i miei onorari.

Per ora, nonostante da quanto mi è dato di capire io sia uno dei pochi dentisti che segue bambini piccoli in questa parte dei castelli romani, la quantità di trattamenti sui denti da latte, rispetto al mio volume di lavoro complessivo, è minima.
Tuttavia, dopo qualche anno di lavoro sono in grado di calcolare la "resa oraria" del mio studio, e posso affermare, numeri alla mano, che un dente da latte rende non più della metà di uno permanente; nulla di sorprendente di per sé, anche se finora non mi ero mai soffermato a quantificare la differenza.

Qual è il problema dei denti da latte allora, siccome sono persino più semplici da curare dei denti permanenti?
Il problema è bambino che gli sta attorno. E anche la mamma che sta attorno al bambino.

Se è vero che, nella mia esperienza, sono stato piacevolmente (e purtroppo, raramente) sorpreso da bambini collaboranti e tranquilli, è la normalità quella di dover procedere alla moviola con tutti i pazienti piccoli, per non farli innervosire, moltiplicando così il tempo necessario a terminare interventi spesso banali.
Quelle poche volte che il bambino invece sta tranquillo, è la mamma che al minimo cenno di disagio, seppure non evidente, ti interrompe cercando di proteggere la violata innocenza del suo pargolo.
La mamma svolge anche un altro compito molto più subdolo, ovvero quello di minare la tua credibilità di fronte al paziente: sì, perché da quando ti ha telefonato per prendere appuntamento, fino a quando non è nel tuo studio, è praticamente certo che avrà costantemente raggirato il figliuolo raccontandogli come il dentista è bravo e simpatico e soprattutto "non ti farà sentire nulla di nulla, vedrai!"
In altre parole, mentono. Perché giustamente il loro obiettivo è quello di riuscire a portarceli i loro bambini, nel tuo studio, ma una volta che sono lì dentro, la gatta da pelare è tutta la tua.
Così il bambino arriva, e alla prima cosa che sente, foss'anche solo che gli tocco il dente, inizia a fare il diavolo a quattro (dopotutto i patti erano che non avrebbe sentito "niente").

A fine giornata tiri le somme, e vien fuori che dopo un'ora passata con un allegro quinquenne non hai concluso nulla, siccome è stato preda del fuoco di sant'Antonio per tutto il tempo, e ad ogni convulsione la mamma rilanciava prima con "ti compro un gormito se fai il bravo", poi con "ti compero DUE gormiti se fai il bravo", e così via, fin quando il bambino, che scemo non è, continua a fare chiasso solo perché sa che la mamma prima o poi sarà costretta a comprargliene un esercito, di gormiti.

Ecco perché ogni ora trascorsa a curare denti da latte, non rende più della metà di quanto succede per i denti permanenti di un adulto.

Ecco perché capisco perfettamente quei colleghi che non vogliono vedere i bambini piccoli neppure dalla finestra del loro studio, o gli altri che fanno solo ed esclusivamente pedodonzia, però con onorari molto diversi dai miei.

Ma sinceramente, mi diverte lavorare con i bambini!

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Tue, 28 Feb 2012 15:43:23 +0100
<![CDATA[Il dentista è obbligato a fare la spia al fisco (e a pagare il canone RAI?)]]> http://www.medico-odontoiatra.it/b89-il-dentista-e-obbligato-a-fare-la-spia-al-fisco-e-a-pagare-il-canone-rai Sono passati più di due mesi dall'ultima volta che ho scritto su questo blog, e manco a farlo apposta parlo ancora di tasse.
Vorrei intrattenervi con argomenti più leggeri, ma la situazione mi impone diversamente.

In questo post mi sfogo per una norma di recente applicazione, che esiste in realtà già dallo scorso anno, ma ha iniziato ad essere "vociata" solo in questi primi mesi del 2012, siccome proprio quest'anno bisogna iniziare ad applicarla.

L'esercente di qualunque categoria che riceva un pagamento totale di almeno 3000€ (+IVA, ove applicabile) per prodotti o servizi offerti, sia nell'anno fiscale in corso, sia riguardo ad un preventivo da esaurirsi in un tempo maggiore, deve comunicare all'Agenzia delle Entrate la transazione.

Cosa significa, in parole povere?
Se venite nel mio studio per un complesso ed esteso trattamento chirurgico e protesico, al fine di ristabilire la corretta funzione masticatoria e fonatoria della vostra bocca, e quindi presumibilmente l'onorario sarà superiore a 3000€, io per legge sono tenuto a far la spia al fisco, dicendo che il signor Pinco Pallino è venuto da me a spendere "una bella cifretta", e quindi "significa che ha una discreta quantità di soldi, tenetelo d'occhio siccome è un potenziale evasore".

L'obbligo è naturalmente esteso a gioiellieri, sarti, musicisti, e in generale chiunque sia tenuto a presentare una dichiarazione dei redditi, ed è funzionale allo strumento dello Spesometro.
Per la mia categoria tuttavia, assume un significato sinistramente morboso, perché si ammette indirettamente che l'evasore fiscale (ma non solo) non abbia il diritto a curare la propria salute, se non con la certezza di autoaccusarsi così facendo.

Cito un passaggio di un intervento di un mio collega su un forum specializzato, siccome non credo di poter esprimere il concetto in maniera più semplice, diretta ed essenziale di come ha fatto lui:

Ora la questione è deontologica io non posso nell'atto medico essere coinvolto in qualsivoglia questione che possa limitare l'accesso alla salute a chicchessia, evasore e quant'altro ha diritto ad essere curato nel migliore dei modi. Devo avvisare il paziente che prima di affrontare un ciclo di cure c'è il rischio che il rapporto economico che sussiste tra di noi può essere oggetto di inquisizione fiscale e che l'atto stesso del firmare un preventivo di cure può essere considerato "presunzione" di dichiarazione di redditualità. Insomma il consiglio migliore da dare è se devi fare cose grosse fatti curare all'estero! NON FARTI CURARE IN ITALIA PRIMA DI FARTI CURARE PARLA CON IL COMMERCIALISTA SE LA TUA FAMIGLIA TI PRESTA SOLDI PER LE CURE RICORDA CHE DEVI DIMOSTRARE OGNI PASSAGGIO.

 

Mi auguro che Ippocrate non venga mai a saperlo, poveretto; dopo lo scandalo delle protesi al seno non credo reggerebbe lo strazio.

Questo ben si accorda con quanto ho scoperto proprio oggi facendo del sano web-surfing: il giornalista Cleto Iafrate, in un articolo scritto per GrNet.it, racconta che secondo un resoconto fatto in occasione della prima "Giornata Celebrativa della Giustizia Tributaria", l'Agenzia delle Entrate praticherebbe una specie di overbooking di accertamenti fiscali, per raggiungere gli obiettivi imposti ad ogni ufficio al fine degli incentivi sul recupero del sommerso; 4 rilievi su 10 cadrebbero nel nulla perché privi di fondamento, qualcun altro perché la conseguente causa legale raggiunge i termini di prescrizione, ed infine tra quelli che pagano, c'è una certa fetta di contribuenti innocenti (e consci di esserlo), che però si rassegna a pagare ciò che gli viene ingiustamente contestato (se fino a 2000€), siccome intentare causa per far valere i propri diritti costerebbe di più.
Il tutto -anche- perché, in caso venga raggiunto un monte di "recupero crediti", ai dipendenti dell'ufficio dell'AdE è riconosciuto il 2% del denaro totale riscosso a seguito degli accertamenti (secondo quanto stabilisce l'articolo 3, comma 165, della legge 350/2003).

Qual è il vostro premio di produttività sul lavoro?

Aggiornamento (più tardi lo stesso giorno)

Leggendo un nuovo articolo che ne parla, mi son ricordato che c'è un'altra cosa di cui vorrei discutere, e anche se non ha a che vedere con le delazioni obbligate dalla legge, è sempre una tassa.

Il canone RAI.

Ultimamente l'amatissima e curatissima televisivione di stato sta inviando notifiche a tappeto a tutte le attività commerciali (studi medici compresi, anche se io non ho ricevuto ancora nulla) in cui si richiede il pagamento del canone, e non di un canone qualunque, ma di quello da 200€ -minimo- per gli esercizi commerciali, siccome viene dato per scontato che chiunque abbia un "apparecchio atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni", ed in effetti così è, siccome nella definizione data nell'allora regio decreto del ventennio fascista (parliamo del 1938), tali apparecchi erano appunto solo le radio a valvole grandi come un frigorifero, che possedevano pochi eletti, mentre oggi in teoria anche un forno a microonde potrebbe essere incluso in questa definizione (per non parlare di personal computer, tablet e smartphone, oppure del monitor che si collega alla telecamera intraorale per far vedere ai pazienti la carie grossa così che hanno sul dente del giudizio).

"Giustamente" quindi, la RAI presuppone che ad ogni contratto di fornitura elettrica debba corrispondere il pagamento di un canone, e quale strada più redditizia che quella di cominciare a contattare gli esercenti commerciali, per i quali l'estorsione il balzello va appunto da un minimo di 200€, ad un massimo di qualche migliaio di euro, a seconda della dimensione e del tipo di impresa.

Evidentemente Equitalia non docet.

Aggiornamento del 21/2

Sulla rubrica Tasse di Virgilio Notizie, viene riportato che apparentemente la RAI abbia fatto un passo indietro specificando in una nota che il canone è dovuto solo da chi possiede un televisore, o che, se si possiede un personal computer, solo se questo viene specificamente usato per guardare programmi televisivi.

Su la Repubblica viene invece riportato che la RAI sarebbe stata "bacchettata" dal ministero per lo sviluppo economico, e di fatto costretta a tirarsi indietro dalle pretese nei confronti di tutto ciò che non sia una televisione (o un pc appositamente usato per guardare programmi televisivi, per l'appunto).

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Mon, 20 Feb 2012 17:23:52 +0100