Mi sembra piuttosto complicata la situazione creatasi, mi dai l'impressione che tu già da diverso tempo sia andata avanti con le cure, e ti stia preparando ad un intervento chirurgico, senza che avessi fiducia nella singola persona che ti ha indirizzato verso tutto questo, come se procedessi per inerzia. La condizione fondamentale, sempre e comunque, è che il paziente comprenda il senso delle cure e sia pienamente d'accordo con l'eseguirle, altrimenti non c'è motivo ad intraprenderle, e questo secondo me è un discorso che trascende dalla codificazione del "consenso informato", che a mio avviso è solo un inquinamento istituzionale di qualcosa che dovrebbe esistere a prescindere.
Comunque, con qualche sorriso in buona fede ho letto alcune tue frasi, comprendendole dal tuo punto di vista. Le parole che usa un medico col paziente hanno in effetti un peso importante, e forse la scelta del verbo "strappare" non è stata delle più felici. Ti ripeto che gli attacchi dell'apparecchio non vengono strappati, ma semplicemente "decementati" applicando all'interfaccia attacco-dente un forza maggiore di quella che è in grado di sviluppare l'adesione chimica.
Non c'è ad ogni modo bisogno di pagarmi se tutto quello di cui hai bisogno sono semplici informazioni; certo d'altra parte non rifiuto mai una sincera pubblicità!
Il materiale più comunemente usato per l'adesione dei brackets sul dente è il normalissimo composito che si usa anche per le otturazioni, ne esistono formulazioni speciali dedicate all'ortodonzia, ma si tratta in conclusione della stessa cosa (e viene venduto sotto decine di nomi commerciali diversi); è una sostanza ibrida con matrice acrilata, quindi a base resinosa, che dà la struttura ad un volume colmato da un riempitivo organico, di solito minerale. Comunque l'adesione al dente vera e propria è data dalla mordenzatura dello smalto e successiva applicazione di un adesivo liquido, sempre a base resinosa, che crea l'interfaccia su cui il composito aderisce per coesione. Ricorda che il campo di lavoro è la cavità orale, non puoi semplicemente cercare un "solvente", visto che questa sostanza finirà col venire a contatto con le mucose e la superficie dentale, potenzialmente danneggiando anche queste.
Molto più di rado per l'adesione viene usato un cemento vetroionomerico, con o senza base resinosa, ma questo può essere rimosso anche con applicazione localizzata di ultrasuoni, e comunque genera una forza adesiva inferiore.
Comunque ribadisco il concetto, se la forza di adesione che sviluppa un banale cemento ortodontico è maggiore della forza ritentiva che può sviluppare il legamento parodontale del dente (cioè, se rimuovendo un bracket si estrae l'intero dente), allora si tratta di un dente che sarebbe più consono estrarre a priori, in quanto non è neppure adeguato per svolgere la funzione masticatoria; ma non penso proprio che questa sia la tua condizione.
Riguardo alla tua seconda domanda, l'apparecchio fisso non interferisce in alcun modo con le cure parodontali, anche chirurgiche, ma data la natura degli interventi, in linea teorica non dovrebbe affatto porsi il problema, in quanto una delle premesse per l'ortodonzia è proprio il completo stato di salute parodontale, in mancanza del quale non si dovrebbe intraprendere un trattamento ortodontico. O, più semplicemente, tutte le cure parodontali più importanti vanno eseguite prima dell'apparecchio, e devono avere risultati positivi; solo dopo è possibile iniziare l'ortodonzia, e gli unici interventi "in itinere" dovrebbero essere delle regolari pulizie dei denti con ultrasuoni, fino alla rimozione dell'apparecchio. Quindi durante il trattamento ortodontico non dovresti aver bisogno di interventi che coinvolgono lembi gengivali, né ha senso eseguire innesti ossei finché non sarà ultimato lo spostamento dentale.
In breve, non ti ho visitato, ma dal tuo racconto non penso che tu abbia motivi di preoccupazione.
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