Studio dentistico Mauro Savone

Recidiva ortodontica, denti che tornano storti, apparecchio e contenzione

Ultima modifica: 1 set 2014, 13:13

recidiva ortodontica

TL;DR (non ti va di leggere tutto perché è troppo lungo? Ecco il riassunto)
Dopo aver smontato l'apparecchio andrebbe sempre portato un apparecchio mobile per tenere i denti fermi nella posizione raggiunta, siccome, anche se di poco, i denti tendono a tornare alla posizione di partenza; in teoria la contenzione andrebbe portata per tutta la vita, anche se dopo i primi mesi basta portarla di notte.

Una volta che abbiamo fatto il sacrificio umano ed economico di aver portato un apparecchio ortodontico per raddrizzare i denti, ci aspetteremmo almeno che i bei risultati raggiunti possano garantirci un bel sorriso a vita, a fronte dei 2 o più anni di trattamento trascorsi.

Contenuti:

Cos'è la recidiva

Purtroppo accade puntualmente che i denti "tornino storti" dopo l'ortodonzia, o che almeno ci provino; si chiama in termini tecnici "recidiva ortodontica", ed è un fenomeno ampiamente descritto nella letteratura scientifica. Viene tenuto in considerazione da quasi tutti i colleghi ortodontisti, e dovrebbe essere anticipato come "possibile rischio" -prevenibile- già da prima di iniziare il trattamento.
Ragionevolmente, se i denti sono storti, c'è stata una causa che ha provocato il loro malposizionamento: forzare i denti nella posizione giusta senza eliminare questa causa, può stimolare i denti a tornare spontaneamente alla posizione iniziale, proprio perché la causa della malposizione esiste ancora. Come sempre in medicina, esistono innumerevoli combinazioni di cause ed effetti, e non è sempre detto che la recidiva debba necessariamente verificarsi, e se sì, in quale misura.

Le cause della recidiva

Non esiste un solo motivo per cui avviene la recidiva, tuttavia in questo breve articolo verranno illustrati i casi più comuni.

  • rotazione dei denti anteriori: se un incisivo o un canino è girato sul suo asse, e con l'apparecchio viene forzato a "deruotare", cioè a tornare nella angolazione giusta, le fibre elastiche dei legamenti che lo circondano (fibre orizzontali), anziché spostarsi a loro volta, semplicemente vengono stirate dall'apparecchio, e una volta rimosso tendono a tornare alla lunghezza iniziale, portando con sè il dente; per questo a volte è necessario praticare una incisione con un bisturi nel solco gengivale attorno al dente, per tagliare queste fibre superficiali dopo la derotazione, in modo che le nuove fibre si formeranno della "lunghezza giusta" senza esercitare trazioni.
  • grandi spostamenti dentali: un dente riposizionato ortodonticamente rimane stabile se la sua occlusione ha una buona intercuspidazione, cioè se il dente a bocca chiusa si "incastra bene" nella sua nuova posizione, e non riesce a tornare alla posizione iniziale; se invece la nuova posizione non ha queste caratteristiche, è possibile che le forze occlusali durante la chiusura della bocca spingano il dente verso la posizione originale.

L'affollamento degli incisivi, per esempio, è una situazione che tende facilmente a recidivare col tempo, per una combinazione dei due motivi precedenti: quando gli incisivi (superiori o inferiori) non hanno spazio sufficiente per essere allineati erompono in una posizione ruotata, e si accavallano tra di loro, accomodandosi nel ridotto spazio presente; con l'ortondonzia è possibile modificare la forma dell'arcata dentaria, ampliandola e facendo spazio per gli incisivi, allineandoli; ma se gli incisivi erano molto ruotati in partenza, e soprattutto se la nuova occlusione non è in grado di mantenere l'arcata in espansione, è possibile che ci sia una spinta trasversale, e lo spazio per gli incisivi si riduca nuovamente: questi ultimi sono perciò costretti a tornare ruotati e accavallati quasi come all'inizio, in quanto lo spazio disponibile per il loro posizionamento si è ridotto una seconda volta.
Personalmente ho osservato una importante recidiva anche in un caso di espansione del palato, che inizialmente aveva corretto del tutto il rapporto trasversale tra arcata superiore e inferiore; a distanza di 2 anni, col paziente "a piede libero", mai più tornato ai controlli, e senza che l'apparecchio di contenzione fosse stato mai messo, si era ripresentata una contrazione palatale con un completo ritorno allo stato di partenza, perché l'occlusione dentale era incompleta, e non vi era una sufficiente intercuspidazione tra i denti superiori e inferiori, tale da impedire che i primi tornassero alla posizione iniziale.

Prevenire la recidiva

Non bisogna scoraggiarsi, perché esistono dei modi per evitare (o ridurre al minimo) l'incidenza della recidiva; il primo metodo, come già spiegato, è quello di fare in modo che la nuova posizione dei denti si "incastri" così bene che tenda a rimanere stabile da sola; ed il secondo è quello di utilizzare un apparecchio di contenzione.
La prima soluzione sembra concettualmente semplice da ottenere, eppure è complesso, se non a volte impossibile, riuscire a modificare in modo così importante gli equilibri occlusali, e renderli al tempo stesso stabili, al punto da mantenersi autonomamente, soprattutto se ciò che si cerca è un risultato esclusivamente estetico, cioè quando il problema originale non sta tanto nell'occlusione stessa, ma nell'allineamento degli incisivi ad esempio.
La contenzione è un apparecchio (perlopiù mobile) che va usato successivamente alla rimozione dell'apparecchio fisso, da portare il più possibile all'inizio, e solo di notte dopo qualche mese.
Ne esistono di diversi tipi:

  • i tradizionali sono in resina rigida, ed hanno ganci e archi in acciaio, somigliando in tutto e per tutto ai classici apparecchi mobili in resina;
  • per i pazienti adulti sono di solito raccomandate mascherine termostampate fatte con fogli di plastica trasparente rigida, economiche e semplici da produrre, anche se suscettibili a fratturarsi, soprattutto se si digrignano i denti;
  • nel mio studio, per i pazienti più giovani, utilizzo dispositivi in silicone morbido che agiscono non solo come contenzione mobile, ma anche come posizionatore ortopedico, e proteggono dal bruxismo, oltre ad avere una blanda funzione di allineamento per eventuali rifiniture;
  • ci sono infine contenzioni fisse, cioè incollate sui denti come si fa con l'apparecchio fisso, ma dal lato linguale (cioè interno, perché non si vedano); sono costituite da un archetto di acciaio fissato tramite composito sui denti, sono meno voluminose ma rimangono sempre in bocca, impediscono l'uso del filo interdentale, e se si scollano senza che il paziente se ne accorga possono creare problemi; inoltre nell'arcata superiore interferiscono con la "respirazione cranica"; per questi motivi preferisco non utilizzarle se non in casi particolari.

Portare un apparecchio di contenzione non serve a spostare i denti (anche se con alcuni tipi di dispositivi è possibile), ma a mantenerli fermi nella loro nuova posizione, per evitare la recidiva; la contenzione andrebbe portata in teoria il più a lungo possibile, anche se solo di notte, in modo da mantenere i risultati dell'apparecchio fisso (grandi nomi della letteratura ortodontica, tra cui il dr. Little, sostengono che l'unica vera contenzione è quella portata a vita).
Alcuni trattamenti ortodontici non hanno bisogno di contenzione, soprattutto quelli funzionali/ortopedici, ad esempio l'avanzamento mandibolare nelle seconde classi, una volta che è stato ottenuto grazie alla crescita in lunghezza del collo della mandibola, permane a vita in quanto si tratta di una vera e propria modifica anatomica a carico dell'osso (nella sezione fotografie del sito è presente una foto che mostra l'avanzamento mandibolare ottenuto con l'ortodonzia funzionale).

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge 62 del 7/3/2001.
Creative Commons BY NC SA Valid HTML 5 Valid CSS 3
note tecniche e ringraziamenti
privacy
P.I. 07556521008
cached&gzipped 20141127032938
toplink