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Bifosfonati e dentista, qual è il problema con impianti ed estrazioni?

wreck it ralph bifosfonatiI bifosfonati (o bisfosfonati) sono farmaci usati nel trattamento dell'osteoporosi (non solo in realtà, siccome si usano anche per limitare i danni causati da alcuni tumori); in questo articolo spiego in modo semplice cosa, come, quando e perché del loro funzionamento, e di come possono causare problemi dopo gli interventi di chirurgia orale (a tale scopo tralascerò qualche dettaglio per non complicare troppo le cose).

Lo scheletro è una specie di palazzo dove le mura non stanno mai al loro posto per troppo tempo, infatti per ogni piano c'è una squadra di operai (gli osteoclasti) che demolisce un muro (normalmente quello più vecchio e malandato), e un'altra squadra (gli osteoblasti) che ne costruisce uno nuovo al suo posto.

Quando una persona soffre di osteoporosi, gli osteoblasti vengono licenziati mentre gli osteoclasti rimangono al loro posto... in altre parole vengono demoliti più muri di quanti ne vengano ricostruiti, il palazzo si indebolisce, ed è sufficiente che il bambino pestifero al piano di sopra si metta a saltare nella sua stanza, perché gli crolli il pavimento sotto i piedi (cioè se il povero vecchietto cade, gli si frattureranno il femore e l'anca come se fossero fatti di cristallo).

Quello che fanno i bifosfonati, è mandare in cassa integrazione gli operai demolitori (osteoclasti), così, quantomeno, rimarranno in piedi i muri per reggere il palazzo, anche se questi muri prima o poi saranno così malandati che smetteranno di fare il loro dovere... ma meglio di niente.

Riassumendo: gli osteoclasti disgregano l'osso, gli osteoblasti ne formano di nuovo ma smettono di funzionare se c'è osteoporosi, e i bifosfonati sono caramelle avvelenate per gli osteoclasti, che morendo non possono più disgregare l'osso. I bifosfonati hanno una particolarità: rimangono nell'osso anche se il paziente smette di assumerli, quindi continuano ad avere il loro effetto per mesi dopo che il paziente interrompe la terapia.

Poniamo l'esempio che il paziente debba fare l'estrazione di un dente, o voglia rimettere un dente mancante con un impianto: il dentista dovrà effettuare un intervento chirurgico che causa un danno inevitabile ai tessuti, e ci sarà una certa parte di osso che, danneggiata, andrà in necrosi, cioè morirà (come un corallo essiccato, per intenderci). Normalmente questo "osso morto" verrebbe disgregato dagli osteoclasti, ma siccome questi sono stati avvelenati dai bifosfonati, rimarrà un "cadavere" all'interno della ferita, che inizierà ad infettarsi, e qui sorgono tutti i problemi.

L'osso necrotico diventa una trincea per i microbi, che saranno difficilissimi da uccidere per il sistema immunitario, ma non solo, si trasformerà in un corpo estraneo, provocherà un sequestro osseo, e causerà quindi ascessi, infiammazioni, dolore, e chi più ne ha più ne metta.

Per questo motivo, se un paziente è destinato ad assumere bifosfonati, si suggerisce di curare subito tutti i denti salvabili ed estrarre quelli irrecuperabili prima di iniziare la terapia; gli impianti sono "vietati", perché non indispensabili (si può sempre costruire una protesi mobile), e per le estrazioni delle quali non si può fare a meno in corso di terapia, esistono delle accortezze e dei protocolli che vengono di volta in volta aggiornati dalla comunità scientifica.

Ultima modifica: 10 Jun 2018, 23:59
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